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agli ordini, mia schiava!
Agli ordini, mia schiava!

Erano trascorsi solo sette mesi dall’ultimo rapporto sessuale avuto con la mia “schiava”, colei che conosce a menadito il mio corpo e i miei più intimi desideri, ma questa astinenza coatta mi rendeva terribilmente nervoso, più nervoso del solito. La distanza ci impediva di perpetrare le nostre pratiche più perverse, quelle che riuscivamo a compiere insieme, ovunque, schiavi del desiderio. Nessun’altra donna era più riuscita a farmi godere come faceva lei.
Non fui avvisato del suo rientro in patria, non so perché, forse avrebbe voluto farmi una sorpresa?? Fu per caso che ci ritrovammo insieme, increduli di essere seduti l’uno accanto all’altra al teatro, per assistere ad un concerto di musica sinfonica. Scambiammo poche parole, non volevamo disturbare la platea…Lei sempre bella e avvenente, elegante e sensuale come non mai…coi seni sempre prorompenti e provocanti…L’aria del Nord Europa non aveva assolutamente leso il suo fascino accattivante…
Cominciò lo spettacolo, ma confesso di non essere stato particolarmente coinvolto…Affioravano alla mente i ricordi del tempo trascorso insieme a soddisfare le esigenze della nostra sessualità. Dopo pochi minuti, all’incirca dieci, per caso, o per volere di un furbo destino, fummo entrambi assaliti da un’insana voglia di fare sesso, di sfogare le nostre voglie proibite, tanto più che eravamo in un luogo pubblico, di un certo stile, che cozzava con il carattere animale e rude dei nostri istinti.
Mi bastò un piccolo cenno, un rapido sguardo per comunicarle la mia eccitazione in crescendo, facilmente intuibile dal promontorio appena apparso sul basso ventre…Il mio sguardo ebbe un immediato riscontro consensuale…
Mi alzai per primo e senza proferir parola mi diressi verso la toilette per uomini. Dopo circa venti secondi avvertii passi di donna avvicinarsi sempre più, con incedere regolare e pacato. Era lei, riconobbi immediatamente il suo passo elegante e composto…
Susy entrò nella prima toilette, ma non mi trovò! Io tacevo, trattenevo a stento il respiro, sempre più affannato per l’eccitazione che cominciava a pervadere tutto il mio corpo, ma volevo allungare l’attesa e renderle la ricerca più intrigante…Non ci volle poi molto a scovarmi… Ero nella quarta toilette, poggiato alla parete laterale destra, con il viso rivolto a tre quarti verso la porta…il sudore cominciava a gocciolare dalla fronte…Susy aprì delicatamente la porta e mi trovò dentro. Non dissi nulla, accennai solo un sorriso d’intesa, ricambiato dal suo, altrettanto intrigante e complice. Si avvicinò e mi sussurrò all’orecchio:
“Apriamo le danze, mio padrone!”
“Agli ordini, mia umile schiava!” – risposi ironicamente, dopo aver emesso un profondo respiro…
Prese a leccarmi l’orecchio destro, poi il sinistro, la fronte e infine le labbra…Aveva asciugato il mio sudore, lasciandomi tuttavia tracce della sua saliva sul mio volto…la sua lingua aveva lavorato con voglia e vigore sul mio viso, prima di sfondare le mie labbra per incontrare la mia lingua impaziente, irrequieta ed altrettanto vogliosa. L’incontro delle nostre lingue fu accompagnato dai movimenti delle nostre mani che tastavano i nostri corpi: la mia mano destra palpava dolcemente e alternativamente i suoi seni, dopo averli liberati dalla prigionia della camicia di seta e del reggiseno nero, mentre la sinistra si infilava con falso pudore dentro la sua mini gonna, e poi fin dentro le mutandine sottili sottili, in cerca del suo tesoro…
Lei intanto mi comunicava il suo crescente piacere con gemiti, alternati a caldi respiri interrotti che esplodeva sul mio collo, cercando di non farsi sentire dall’esterno…del resto quella situazione di pericolo non poteva che accrescere la nostra eccitazione. Stavo per scoppiare, i miei testicoli già dolenti stavano per scoppiare dentro le mutande, forte era la pressione dello sperma; il pene era talmente gonfio e turgido da coinvolgere i peli del pube che cominciavano a produrmi un certo fastidio. La mia mano cominciò ad esercitare piccole pressioni sulla clitoride, calda e umida, mentre l’altra continuava a stimolare i capezzoli…Le sue mani scombinavano i miei capelli…
Mentre lei continuava a baciarmi e ad esercitare una forte pressione col suo corpo sul mio, decisi di afferrarle la testa energicamente, ordinandole con lo sguardo di inchinarsi. Il suo viso si trovò di fronte al mio pene ancora nascosto dai pantaloni, ma impaziente di vedere la luce. Le dissi:
“Schiava, compi il tuo dovere! Fallo… con violenza”
La mia schiava non disse nulla, abbassò lo sguardo e dopo aver ricevuto l’ordine cominciò a strapparmi la cintura con foga. Sbottonò i pantaloni e li abbassò con decisione. A quel punto cominciò a percorrere con la lingua il mio pene ancora incastrato nelle mutande, con un movimento continuo dal basso verso l’alto, dall’alto verso il basso, mentre le sue mani serravano i miei glutei. Come la punta dell’iceberg, dalle mutande spuntava solo la punta del glande, desideroso di venir fuori…
“Brava, brava, vedo che non hai dimenticato la lezione! Fammi godere come sei solita fare” – dissi con sguardo voglioso.
Eh sì, non aveva proprio dimenticato nulla. Non per niente fu una delle mie studentesse più promettenti. Al liceo vinceva sempre le olimpiadi di matematica…ed io ero fiero di lei; presentavo la sua candidatura con ostentato orgoglio, perché sapevo che avrebbe trionfato. Adesso…a distanza di dieci anni…continuo ad essere fiero di Susy…
Ancora prima di poterle afferrare la testa per sbatterla con vigore contro il mio membro, lo impugnò e stringendolo leggermente lo ficcò di colpo in bocca… La sua calda fornace, pronta ad avvolgere il bastone turgido e voglioso di vuotare tutto il suo sperma in cantiere, …Continuai a tenerle il capo fra le mani, che stringevano ancora di più; volevo che si rendesse conto del mio desiderio, del mio crescente desiderio di possesso. Volevo che capisse chi era il padrone, chi conduceva il gioco e quanta foga desiderassi dai suoi gesti.
Feci scendere le mie mani dietro le sue orecchie e cominciai a farle dei grattini su e giù…godeva e godeva…i gemiti aumentavano e pure il volume, noncurante di chi avrebbe potuto sentirci..
Fu allora che si sentì libera di gestire il ritmo del suo lavoro…La foga, l’eccitazione erano alle stelle…il mio pene entrava ed usciva, compariva e scompariva nella sua bocca sempre più calda…alternativamente faceva scorrere la mano, con vigore, con quel vigore che le avevo ordinato, quel vigore complice della mia eccitazione.
Di tanto in tanto alzava lo sguardo e mi comunicava il suo eccitamento folle, la sua voglia di perversione. Sputava sul glande, lo leccava con energia e poi riprendeva il movimento abituale, la sua specialità…tra le altre.
“Padrone, ti sento godere, questo mi eccita fino a svenire…lo sento duro, duro...”
Ero prossimo all’orgasmo, non mancava poi molto; godevo già all’idea di venire dentro la sua bocca e di inondarla dello sperma che desiderava ardentemente essere espulso. Immaginavo già i rivoli del mio liquido scendere lentamente ai lati delle sue labbra carnose…Ma così non andò…
La schiava questa volta non aveva intenzione di assaggiare il frutto proibito, almeno per il momento. Aveva deciso di cambiare le regole del gioco, ma pur sempre rispettando i desideri del suo padrone, al quale si rivolse dicendo:
“Alt, padrone! Adesso detto io gli ordini…Non dovrai fare molta fatica, mio caro padrone!”
Non ebbi il tempo di riflettere sulla mia risposta, né sul mio desiderio. Le risposi:
“Chiedi, e ti sarà dato, mia umile schiava”.
Non fu difficile comprendere che avrei dovuto trattenermi dall’orgasmo per riservarlo a un’altra occasione che da lì a poco si sarebbe rivelata altamente gratificante.
La schiava vogliosa si voltò e si posizionò a novanta gradi, con la fronte e le mani poggiate sul lavabo, offrendo ai miei occhi uno spettacolo maledettamente eccitante. Tenendo solo la fronte poggiata, portò le sue mani indietro. Queste cominciarono ad allargare l’ano…mentre dalla patata colava leggermente una parte dei suoi umori…
“Mio padrone, io sono pronta! E’ tutto tuo, quando sarà il momento spaccami, fallo con violenza…ma attendi un attimo, non voglio finisca presto”
Non fu facile aspettare, ma non potevo nemmeno permettermi di venire ancora prima di penetrarla…Attesi non più di dieci secondi, durante i quali accarezzai il suo ano dopo averci sputato su della saliva. Dopo di che mi avvicinai, presi il mio membro ancora ricoperto della sua saliva e lo ficcai con un movimento fulmineo nel suo ano ed emisi un gemito di piacere misto a soddisfazione per la posizione assunta. Mentre le mie mani si aggrappavano ai suoi seni cominciai a produrre un movimento convulso, con ritmo irregolare, con vigore, come da ordine! Solo a tratti il ritmo procedeva parallelamente a quello delle percussioni e degli archi in diffusione. Eravamo entrambi in estasi, non riuscivamo a trattenere le grida da eccitamento e da profondo piacere che ci stavamo regalando reciprocamente. Non ci importava di niente e di nessuno…al massimo avremmo invitato gli altri a prender parte al nostro gioco…
Il suo sedere sbatteva con forza sul mio pube, non avvertiva fastidio, né dolore, ma solo un intenso piacere che mi trasmetteva pienamente.. le mie mani stringevano i suoi capezzoli sempre più turgidi…Furono pochi, ma intensi minuti di godimento, di desiderio elevato all’ennesima potenza…Tre,due,uno…game over… Proprio mentre calai il capo per leccarle la schiena, venni…Avevamo raggiunto l’orgasmo, entrambi, come per magia…insieme. Il mio pene espulse con violenza tutto lo sperma, si vuotava sempre più, ma non voleva abbandonare il luogo della perdizione e non si contentava di espellere l’ultima goccia…continuai a stimolarlo per versare dentro tutto il possibile.. Ogni goccia era scandita dai miei gemiti che diminuivano di volume e d’intensità…
Distesi le gambe per terra, poggiando la schiena su una parete…chiusi gli occhi per pochi minuti, vinto dall’orgasmo. Susy, la mia schiava preferita, sussultò e si abbandonò sul mio torace, dopo aver ripulito per bene il mio membro pronto al meritato riposo!!
Rimanemmo sul pavimento per circa mezz’ora, in silenzio come al solito, prima di ricomporci e di guadagnare i nostri posti in platea, ignara degli eventi dietro le quinte...

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